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Circolo del Partito Democratico di Ronchis
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POLITICA
Lerussi nuovo segretario provinciale
12 ottobre 2010

Andrea Simone Lerussi è il nuovo segretario della federazione provinciale di Udine del PD.
26 anni consigliere provinciale e coordinatore del circolo di Campoformido è stato eletto con il 54,52% dei voti ed ha ottenuto il 58% dei delegati eletti all'Assemblea Provinciale.
A lui vanno le nostre più sentite congratulazione e un grande in bocca al lupo per il lavoro che lo attende. Ancora una volta la gente del PD ha dato dimostrazione di grande apertura e di coraggio di investire nel futuro.

 

POLITICA
1000 PIAZZE per l'ALTERNATIVA
10 dicembre 2009

 

Il coordinamento dei Circoli della Bassa occidentale
Vi invita a passare
Sabato 12 dicembre
dalle ore 9.30 alle ore 12.30
in piazza Bini a PALAZZOLO DELLO STELLA
Per saperne di più di:
 Lavoro e piccole e medie imprese: affrontare la crisi
Salute, bene comune
Giustizia é di tutti
Impresea rischio 50mila piccole imprese e studi professionali
Scuola investire sul futuro
Sicurezza un investimento e non solo una spesa
Ambientepuntare sull’ambiente per lo sviluppo del Paese
Famiglie lasciate sole ad affrontare la crisi
Sanità ristrutturazione e la costruzione di ospedali più moderni

SOCIETA'
AUTODETERMINAZIONE
5 dicembre 2009

Viola, perchè è il colore dell'AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI e oggi lo è dei cittadini che non si riconoscono nel berlusconismo.

POLITICA
LA RELAZIONE DELLA SEGRETARIA REGIONALE
10 novembre 2009

LA RELAZIONE DELLA SEGRETARIA ALL'ASSEMBLEA REGIONALE DI IERI
Care Democratiche, cari Democratici,
voglio iniziare il mio intervento con un grazie: è il grazie che sento di dover rivolgere a tutti coloro che hanno lavorato per il successo del Partito Democratico alle primarie del 25 ottobre. Ma è un grazie che tutti noi dobbiamo a quei 52.246 votanti, oltre il 31% degli elettori delle europee, che 15 giorni fa ci hanno mandato un messaggio preciso e forte.
Perché questo è il dato da cui si comincia e su cui dobbiamo tenere fisso lo sguardo: le primarie hanno detto con chiarezza che il nostro elettorato vuole il Partito Democratico ed è pronto a mettersi in fila di domenica per farcelo sapere.

scarica QUI il testo completo della relazione

 

diritti
UDINE 4PEACE
10 novembre 2009

4 peace

UDINE4PEACE, è un coordinamento di svariate associazioni e organizzazioni, che aderisce alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza (www.marciamondiale.org), evento internazionale patrocinato anche dal Comune di Udine e partito il 2 ottobre 2009 (anniversario della nascita di Gandhi) dalla Nuova Zelanda, che si concluderà in Argentina il 2 gennaio 2010.In Italia la Marcia è arrivata il 7 novembre a Trieste per poi proseguire percorrendo buona parte del territorio nazionale.
La tappa organizzata a Udine è per domenica 15 novembre e prevede la partenza di una staffetta podistica alle ore 10.00 dal comune di Gradisca d'Isonzo per poi arrivare alle 15.00 circa in p.zza Matteotti a Udine, passando attraverso i comuni compresi nella tratta. Nella piazza sopraccitata sono previste alcune iniziative che si svolgeranno nel pomeriggio dopo l'arrivo dei podisti: saluto delle autorità (confermato quello del sindaco del Comune di Udine, Honsell); lancio di palloncini colorati da parte dei bambini presenti; concerto musicale con la R&B BAND di Cividale e i DODI E I MONODI.
 

POLITICA
Marco Travaglio
6 novembre 2009

da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009
Ma io difendo quella croce
5 novembre 2009

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere
Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito.
Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato
Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di
Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere
Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

POLITICA
Cacciari boccia il Pd
4 novembre 2009

Cacciari boccia il Pd: «Progetto fallito, io non sarò mai moderato o di centro»

VENEZIA (4 novembre) - «Il sangue non è acqua: non potrò mai essere né moderato né di centro». Così Massimo Cacciari del Pd, sindaco di Venezia questa mattina a "Omnibus" su LA7 ha commentato la sua decisione di lasciare la politica.
«Ritengo fallito il progetto di Pd per cui mi sono speso per 15 anni - ha ribadito - . Per questo non voglio più assumermi incarichi di tipo amministrativo e organizzativo all'interno del Partito Democratico. Me ne interesserò e interverrò laddove lo riterrò opportuno».

E ha spiegato: «Manca un'offerta politica perché non emerge una prospettiva chiara e di sistema per le riforme di cui ha bisogno il paese. Bersani è una persona di esperienza e dà buone garanzie, ma manca la proposta politica. Ora - ha concluso Cacciari - credo che bisognerà andare avanti senza l'ossessione di far collassare Berlusconi e di tornare al governo il prima possibile».




permalink | inviato da pdronchis il 4/11/2009 alle 17:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
I democratici dalemiani aspirano a rimanere soli
4 novembre 2009

ItaliaOggi
Numero 262  pag. 5 del 4/11/2009

I democratici dalemiani aspirano a rimanere soli
Di Diego Gabutti

Rutelli se ne va? Poco male. Cacciari se ne va anche lui? Ne faremo a meno


Sono convinti, da bravi ex marxistileninisti, che epurandosi, un partito si rafforza

 
Un giorno Francesco Rutelli, il giorno dopo Massimo Cacciari, dal partito democratico se ne stanno andando tutti i moderati.
Rutelli, con le sue belle maniere da eterno ragazzo di buona famiglia, ha denunciato la deriva socialdemocratica della leadership democratica, che lui cattolico non può che disapprovare. Cacciari, più ruspante e più sincero, ha parlato invece di deriva socialdalemiana del partito. «'Sta frittata qui, un centrosinistra da prima repubblica», ha borbottato il filosofo della Krisis, nonché sindaco di Venezia, parlando col Corriere della sera, «non è altro che il vecchio disegno di D'Alema».
Non piacciono ai moderati, e tanto meno ai neocentristi, che secondo Renato Mannheimer sono il venti per cento dell'elettorato democratico, né Massimo D'Alema, né il suo Vecchio Disegno (tutti contro Berlusconi, o chiunque governi, e che Dio ci assista, specie dopo, quando e se governeremo noi).
Sospettosi, i democratici moderati (compresi quelli un po' sui generis, come lo stesso Cacciari) temono che l'ex ministro degli esteri italiano, e forse futuro ministro degli esteri dell'Unione europea, stia preparando la solita catastrofe politica: un'alleanza che non sta in piedi, insomma di nuovo «'sta frittata qui». C'è infatti qualcosa dell'azzardo, del tiro di dadi, nel proclamato realismo dei dalemiani. Vogliono giocare e vincere a tutti i costi, come giocatori compulsivi, e può darsi, come riconosce anche Cacciari con insolito ottimismo, che con la loro eterna e immutabile strategia frontista riescano a sbalzare, una volta o l'altra, il Cavaliere dal suo destriero.
Un moderato, soprattutto sui generis, ci potrebbe anche stare. Prima o poi, anche il più fanatico e disgraziato dei giocatori d'azzardo, azzecca un numero vincente. Ma è faticoso avere a che fare col partito pesante dalemianbersaniano. Dolgono le ossa soltanto a guardarli, questi dalemiani al lavoro. Coltivano un'idea di confronto elettorale e politico da mischia di rugby: l'avversario schizza verso la meta a testa bassa e col pallone ovale sotto il braccio e allora tutti addosso a lui per placcarlo e atterrarlo: giornalisti, magistrati, politici di sinistra, di centro, ultrasinistri (e persino i destri, compresi quelli radicali, se ci stanno).
Che questo piaccia poco ai moderati e ai centristi del partito lascia indifferenti D'Alema e tutta l'attuale leadership democratica (lasciava indifferente, del resto, anche Dario Franceschini). Rutelli se ne va? Poco male; altri prenderanno il suo posto. Se ne va anche Cacciari? Ne faremo a meno; siamo più filosofi di lui, e anche noi tifiamo, se non per la Krisis in senso filosofico, Nietzsche e Wittgenstein e tutta quella roba lì, almeno per la crisi economica, che speriamo mandi a casa Berlusconi (se poi, per mandare a casa Berlusconi, dovesse andare in malora il mondo, bè, pazienza, per fare «'ste frittate» si devono pur rompere le uova).
Walter Veltroni e Romano Prodi, quando Bersani o D'Alema li chiamano al telefono, fingono di non essere in casa? E che sarà mai: facce vecchie, superate... la vera novità siamo noi, magari un po' stropicciati, qui un dolorino, là un accenno (e spesso più che un accenno) di senilità, ma nuovi.
Convinti, da bravi ex marxistileninisti, che «epurandosi un partito si rafforzi», i democratici dalemiani aspirano a restare soli. Anzi peggio che soli visto che sono male accompagnati da Tonino Di Pietro e Nichi Vendola.
Rimangono nel partito, ad animare serate televisive sempre più strepitanti e romanzesche, le figure di secondo e terzo piano che affollano i talk show gonfiando il petto per denunciare i disegni autoritari del centrodestra, a cominciare dalla congiura del premier contro Piero Marrazzo. Restano i puri e i duri, se possiamo definire così Ignazio Marino, Rosy Bindi e Piero Fassino, leader improbabili di un partito da non credere.

 

POLITICA
PRIMARIE E ANALISI DEL VOTO...
4 novembre 2009

Mannheimer Renato
(1 novembre 2009) - Corriere della Sera - Pagina 15
Primarie e analisi del voto Le donne preferiscono l' ex segretario, l' elettorato di sinistra diviso tra il neo leader e Marino
Laici e over 65 pro Bersani, i più giovani con il rivale

Il dato più significativo delle elezioni primarie del Pd è l' ampiezza della partecipazione. Decisamente superiore alle aspettative, dato che queste ultime erano legate al clima di sconforto e di conflitto che ha caratterizzato il partito in questi ultimi mesi. Ma queste elezioni primarie hanno rappresentato anche un momento di grande rilievo per tutti gli elettori italiani, compresi quelli che non si sono recati alle urne. Il 73% dell' intero elettorato dichiarava di essere a conoscenza dell' evento (la percentuale era dell' 87% tra quanti si collocano nella sinistra o nel centrosinistra), segno di una diffusa attenzione all' avvenimento. I votanti hanno confermato le preferenze indicate dalla consultazione sugli iscritti, assegnando la maggioranza a Pier Luigi Bersani. Che però ha ottenuto «solamente» grossomodo metà dei voti. Ciò che mostra l' esistenza di una diffusa articolazione di pareri e orientamenti sul futuro da intraprendere. Questa varietà di posizioni, talvolta anche distanti tra loro, corrisponde anche a una significativa differenziazione nei profili demografici, sociali e politici di chi ha optato per l' uno o per l' altro candidato. Nel complesso, quanti si sono recati alle urne mostrano un' età media superiore a quella riscontrabile in generale nell' elettorato pd: gli ultra 50enni sono infatti in misura percentualmente maggiore. Ma questo insieme di votanti appare piuttosto variegato al suo interno in relazione al candidato scelto. Gli elettori che hanno scelto Bersani sono composti in misura relativamente maggiore da maschi (per i quali si rileva un' accentuazione di oltre il 6% rispetto ai votanti per gli altri due candidati), di età medio-alta (gli ultra 65enni sono qui il 12% di più che nella media degli elettori delle primarie), con titolo di studio medio-basso (5% in più rispetto agli altri). Insomma, quello che forse può essere definito l' elettorato tradizionale del partito. Franceschini invece ha raccolto un po' più l' elettorato femminile (+5%) e, specialmente, quello giovanile (+11%) con titolo di studio elevato (+5%). La porzione che ha votato per Marino, infine, appare equamente distribuita per ciò che riguarda il genere, con un' accentuazione, anche in questo caso, tra i più giovani e coloro che posseggono un titolo di studio più elevato. Ma gli elettorati dei tre candidati si distinguono piuttosto nettamente tra loro anche per altre caratteristiche. Uno degli elementi di differenziazione - talvolta di contrapposizione - più significativi è costituito dall' atteggiamento verso la religione, «misurato» nel sondaggio dall' intensità della frequenza alla messa. In particolare, i votanti per Bersani appaiono nettamente più «laici» (+18% coloro che dichiarano di non recarsi mai alle funzioni religiose), mentre quelli per Franceschini presentano al loro interno un numero maggiore (+8%) di cattolici praticanti. Infine, l' orientamento politico in senso stretto: quanti hanno votato per Bersani (ma anche quanti hanno scelto Marino) si dichiarano - com' era forse prevedibile - più di «sinistra» tout-court, mentre tra gli elettori di Franceschini si registra un' accentuazione per le posizioni di «centrosinistra». Insomma, i tre candidati hanno raccolto gruppi sociali in buona misura differenti tra loro. Assimilabili principalmente dalla comune volontà di voler combattere - e sconfiggere - il centrodestra. Spetterà al nuovo segretario il difficile compito di unificare e motivare questo insieme composito, al fine di rendere davvero efficace l' azione futura del Pd.

SERRACCHIANI NUOVA SEGRETARIA REGIONALE FVG
26 ottobre 2009

AUGURI DI BUON LAVORO ALLA NOSTRA NUOVA SEGRETARIA REGIONALE

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